UN PROGETTO PER JACK KEROUAC 

Boris Savoldelli: voce ed elettronica ed arrangiamenti; Umberto Petrin: piano; Alessandro Ducoli: voce narrante 

De-Generation Beat è un travagliato progetto che nel 2004 venne realizzato dai Brother K e che non ha mai visto la luce, discograficamente parlando, fino ad oggi. Un tentativo filologicamente scorretto di trasportare il mood della “scrittura jazz” di Kerouac, così fortemente vivo e americano, nella realtà della provincia dell’Italia del Nord di inizio 2000. Quattordici canzoni accompagnano un ipotetico Kerouac che, ritrovatosi nella Brescia moderna, in una notte di vorticosi eventi si aggira alla ricerca del Beat che gli è sempre appartenuto.

Brother K è un progetto che nasce dall’idea di utilizzare gli stilemi propri della scrittura “musicale” di Jack Kerouac, e più in generale della Beat Generation, per proporre un tentativo attuale di “spontaneous prose”. Tra gli obiettivi dell’autore statunitense, oltre al significato lirico, c’era infatti anche un nuovo stile di sintassi fortemente legato a una certa “musicalità” della lettura.

Fernanda Pivano, indiscussa portavoce della letteratura americana del dopoguerra, e Mark Murphy, icona mondiale del canto jazz e maestro di Boris Savoldelli, hanno coordinato l’approccio lirico e musicale al progetto e accompagnato i Brother K nelle rarissime occasioni in cui venne proposto. In particolare Mark Murphy, ha regalato al disco due suoi reading: uno stralcio tratto da “I Sotterranei” e un reading scritto appositamente da Alessandro Ducoli per Mark. 

Si sono dovuti aspettare 13 anni perché la registrazione di allora venisse finalmente pubblicata su disco e CD e il progetto venisse rispolverato, seppure con un’altra formazione, costituita dai due membri dei Brother K (Ducoli e Savoldelli) a cui si è aggiunto il pianista jazz Umberto Petrin.

“Meet Ti Jean – Concerto per Jack Kerouac” è il nome della rivisitazione che ha dato vita a un primo, applauditissimo concerto a Brescia. Ti Jean era il nomignolo con cui la mamma di Kerouac chiamava, in famiglia, il piccolo Jack.

Un viaggio sonoro dove il jazz più tradizionale incontra l’avanguardia, dove i suoni acustici s’incontrano e scontrano con quelli elettronici, dove l’improvvisazione vocale della voce di Savoldelli duella con i reading testuali di Alessandro Ducoli e il pianoforte di Umberto Petrin. Ancora un nuovo viaggio inusuale, onirico e affascinante nel nome di Jack Kerouac.