Gianluigi Trovesi Quartet insieme a Fulvio Marras

"Mediterraneamente": Gianluigi Trovesi, sax alto e clarinetti; Paolo Manzolini, chitarra; Marco Esposito, basso elettrico; Vittorio Marinoni, batteria; Fulvio Maras, percussioni

Amici da sempre, quelli del quartetto di Trovesi, e uniti dalla curiosità di sperimentare la musica tutta. Ora con piglio più classico, ora pop, ora proprio "jazz", quello swingante e dinamico, ora sperimentale o rock duro.

E con questo atteggiamento sono entrati in studio recentemente per la prova scritta di un esame che di orali ne ha già superati tantissimi e a pieni voti in anni di concerti live. Realizzare un nuovo disco ha infatti questa funzione: fissare tra i solchi, o meglio tra i bit digitali, un progetto fatto di tante idee in movimento che per un attimo si fermano e definiscono la musica di Gianluigi Trovesi in questo momento, con questo quartetto. Le idee partono quasi sempre da lui, il grande saggio del jazz italiano e, a maggior ragione, proprio lui ha dentro di sé questo spirito mediterraneo che è uno dei tratti caratteristici del gruppo.

Mediterraneamente” è il nome di questo progetto. Ma cosa significa esattamente oggi essere mediterranei? Sicuramente avere un approccio melodico, in cui emerge la qualità del suono di Trovesi al sax contralto o al clarinetto piccolo e contralto, supportato da elementi timbrici, armonici, melodici e timbrici tipici di quell’area. Il ritmo, interpretato dalla sensibilità onnivora di Vittorio Marinoni, parte dalle danze del nostro sud per attraversare l'oceano, toccando l'Africa, il sud e centro America, sporcandosi col groove di NY e tornare nuovamente a Bergamo nel giro di poche battute.

Mediterraneo” è l'equilibrio di un paesaggio pur sempre diverso, tra i cespugli della Sardegna e la sabbia bianca del Gargano; un paesaggio chiaro e limpido, come il fraseggio della chitarra di Paolo Manzolini che contrasta la bellezza della melodia pura di Trovesi. Spesso i due si invertono i ruoli, con Trovesi in veste di folletto free dal linguaggio parkeriano filtrato dalle lenti deformanti di Dolphy e Ornette.

“Mediterraneo” è il blu profondo, uguale sulle coste dell'Africa o al largo della nostra penisola, in un continuum cromatico. È proprio blu e blues sono i pedali del basso di Marco Esposito. Pedali ritmici e armonici che creano le fondamenta di una architettura musicale certa e definita, che sembra talvolta piegarsi sotto la furia del maestrale creativo di Trovesi ma poi si rialza ancora più suadente con quel canto mediterraneo di grande bellezza e vitalità.

L’aggiunta al gruppo delle percussioni ed elaborazioni elettroniche di Fulvio Maras crea particolari atmosfere attorno al gioco del Quartetto, valorizzandone l’interazione e suggerendo relazioni all’interno di un repertorio certamente a vasto raggio.