T R I O F O U R Q U A R T E T S

THEO BLECKMANN VOICE
STEFANO BATTAGLIA PIANO
MICHELE RABBIA PERCUSSION

 

Nel 1935 viene pubblicato il primo dei Four Quartets, opera del poeta T. S. Eliot completata poi nel 1943 quando venne riedita integralmente con l'aggiunta dei successivi tre quartetti. La crisi della cultura occidentale, l'alienazione e il senso di solitudine dell'artista in un mondo scientifico ed industriale, combinato alla volontà di superamento delle tradizioni, sono da sempre i temi, i contenuti ed i valori espressi dal saggista-drammaturgo, Nobel per la letteratura nel 1948.

Se il suo The Waste Land del 1922 era una tragedia grottesca che anticipa la poetica di Beckett e Fellini, con il suo capolavoro Four Quartets, ispirato agli ultimi quartetti di Beethoven, Eliot tenta di dimostrare che l'immaginazione, per lui incarnata nella poesia religiosa, può, nello sfacelo del modernismo, riconquistare i suoi privilegi e tentare di costruire qualcosa dall'impossibilità, dalla mancanza e dalle rovine. Da sempre attento ai temi etici e filosofici della società, della quale critica frivolezze e vacuità, Eliot sfrutta il contrasto come manifesto estetico, muovendosi tra il sublime inno alla bellezza (evocando rituali antichi, leggende e miti classici) e lo squallore della vita della società del consumo, in un'alternanza di termini “alti” ed aulici e di versi duri, taglienti e colloquiali.

Questa tecnica rende la sua poesia dinamica e musicale, con l'utilizzo attualizzato dell'apparato mitologico e le citazioni di testi classici trasposte in chiave modernista. Il nome di Eliot è particolarmente legato al superamento del romanticismo e al recupero della poesia metafisica, dove al centro della forma c'è il particolare uso dell'immagine come simbolo evocativo, trasposizione di concetti astratti in un oggetto priva di dirette e logiche connessioni con essi, ma capace di suggerirli emotivamente.

Sono temi, frammenti, segni dove il linguaggio discorsivo è soppresso a favore della visione, e le tecniche narrative del tutto simili a quelli del metalinguaggio per eccellenza: la musica.

Eliot stesso sembra usare un metalinguaggio denunciando la dissoluzione del clima culturale occidentale e della profonda crisi esistenziale di una generazione segnata da guerre e disgregazione di valori. La sua poesia non presenta un'ordinata sequenza di pensieri a sviluppo logico, quanto piuttosto una serie di fotogrammi, di frammenti, sempre espressivi e visionari, in sé molto vicine al contrappunto musicale, al fugato, o all'improvvisazione.